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Garbage – One year of love

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fotorcreatedGarbage – One year of love (da Edimburgo a Padova)

É sempre molto difficile scrivere un pezzo su una band che si adora, non solo dal punto di vista musicale, ma anche per l’attitudine che mostra verso la vita in generale.

Si rischia di fare una recensione alla Vincenzo Mollica, scritta indossando un paio di occhiali rosa, studiata appositamente per esaltare il soggetto di cui si parla, senza fare il mimino cenno a difetti o sbavature.

Ma dopo un anno e quattro concerti, che ci hanno condotto fino al Regno Unito, prima in Scozia, a Edimburgo, e poi a Londra, ritengo sia doveroso conservare un riscontro – non solo fotografico o filmato (grazie Katia) – ma anche scritto, che possa esprimere, per quanto possibile, quello che significano i membri di questa fantastica band che mi dona gioia e felicità ogni volta che assisto a un loro live act.

Nel novembre 2015 io e Katia scendiamo dall’aereo all’Aeroporto di Edimburgo, accolte da un vento gelido e un cielo plumbeo. Siamo giunte fino in Scozia, terra natìa di Sua Maestà Shirley Manson, per assistere, nella prestigiosa Usher Hall, all’ultima tappa del 20th Queer Anniversary Tour, il tour celebrativo dei vent’anni dal disco d’esordio.

Edimburgo, con il suo castello, la parte vecchia, le botteghe artigianali di whisky, è una città davvero molto suggestiva. La mattina del 14 novembre, la data del concerto, io e Katia ci concediamo un brunch in un locale molto grazioso chiamato Milk (questo è un segno…).

Il 14 novembre, purtroppo, arriva all’indomani dalla strage parigina al Bataclan, per cui gli umori e le tensioni – soprattutto se si sta andando a un concerto – sono palpabili. Il live, infatti, sarà intermezzato da un discorso – molto toccante – di Shirley Manson che invita alla tolleranza, al rispetto, all’essere educati (“be polite”).

Siamo in terra di pregiati whisky, per cui non può mancare un brindisi on stage con Mr. Manson, il simpatico e barbuto papà di Shirley, che a un certo punto viene scherzosamente invitato dalla figlia a lasciare il “suo” palco.

Inutile dire che si è trattato di un concerto memorabile, in cui la band, oltre ai pezzi del disco d’esordio (in ordine sparso) si è esibita anche con le G-Sides, con alcuni brani mai suonati prima dal vivo. L’apertura con Sub-Human con il palco nascosto da un tendone bianco da cui si intravedono solo le silouettes del membri del gruppo è geniale. Al termine del brano, il tendone cadrà a terra per liberare nell’aria il fragore di Supervixen.

Verso il termine del concerto viene anche annunciata per la primavera del 2016 l’uscita del loro prossimo lavoro. Non è quindi un addio, ma un “arrivederci”.

L’8 giugno 2016 i Garbage tornano in Europa e si esibiscono al Fabrique di Milano – unica data italiana – per promuovere “Strange Little Bird”, il loro sesto album in studio.Presenti io, Katia ed Emilio.

La serata andò molto bene, a parte un piccolo episodio che fece innervosire Shirley Manson nel bel mezzo di Push it, che ebbe come protagonisti due soggetti incuranti di urtare le persone con il loro pogo troppo spinto. L’intervento di Shirley sarà risolutivo, consentendo la ripresa del concerto. Shirley è sempre molto attenta a ciò che accade tra il pubblico e non si fa problemi se deve interrompere un brano per garantire la sua o la nostra sicurezza.

Qualche giorno dopo, il 13 giugno, l’appuntamento è al Troxy di Londra.Eccoci di nuovo. Stavolta siamo io Katia e Joanna, la mia amica anglo-giapponese che vive poco distante da Londra.

Shirley è visibilmente emozionata per il fatto di esibirsi ancora una volta nel suo Paese d’origine. La scelta di aprire – al buio – con Sometimes è azzardata, ma d’effetto. Dopo le atmosfere cupe di Sometimes arriva la potenza di Empty. Rumore e fragore fino al termine del live con Cherry Lips a chiudere il bis.

Un altro live da conservare tra i ricordi di più belli.

Con grande sorpresa, dopo pochi mesi, grazie alla buona risposta del pubblico – anche in tema di vendite del nuovo album – i Garbage, dopo essere tornati negli States, programmano una nuova leg europea che include nuovamente l’Italia, stavolta per ben due date: la prima a Firenze, il 2 novembre all’ObiHall, e la seconda il giorno seguente, a Padova, al Gran Teatro Geox. Anche se la bellezza di Firenze ci tenta, scegliamo Padova, perché un po’ meno distante da casa.

E così la mattina del 3 novembre, io, Katia e Lara, ci mettiamo in viaggio in macchina, con Lara alla guida, alla volta di Padova.

Dopo esserci sistemate allo Small Royal Hotel ed aver fatto un giretto pomeridiano in avanscoperta di quella che si rivelerà una bellissima città, arriviamo al Gran Teatro Geox alle 19:00, trovando già una ventina di fans in fila ad attendere l’apertura porte; tra questi, Simona, già conosciuta al concerto di Milano e anche lei presente al magico concerto di Edimburgo dello scorso anno.

Intorno alle 20:00 – finalmente – si aprono le porte del Geox e io sono in apprensione, perché voglio conquistare la prima fila, ho bisogno della prima fila.

Grazie a qualche stratagemma studiato a tavolino dalla mia compare Katia e a una piccola corsa, riesco a occupare l’agognata postazione proprio di fronte al centro del palco (lato Shirley). Siamo in front row…stento quasi a crederci! Sono emozionantissima. Katia e Lara mi raggiungono e comincia l’attesa.

Verso le 21:00 appare sul palco, con la sua band, l’artista padovano Pietro Berselli. Fa una buona esibizione suonando un rock teso, con musica e testi di un buon impatto sonoro.

Terminato l’opening act comincia la preparazione del palco per i Garbage, che richiederà una mezz’ora circa. Ogni tanto appare sul palco, a controllare la situazione, Billy Bush, l’ingegnere del suono del gruppo dai tempi del secondo disco (nonché marito di Ms. Manson).

Il palco è molto scarno, senza casse tra i piedi, e questa è una cosa che apprezzo subito, anche per la buona riuscita delle foto che scatterà la mia amica Katia (io non ho la mia solita attrezzatura e preferisco concentrarmi sulla visione dello spettacolo, che comincia intorno alle 22:00).

Siamo pronte: Katia ha già in testa la sua parrucca rosa, perché – ormai si sa – il rosa è il colore dei Garbage…
In un attimo riconosciamo sul palco tutti i membri della band, compresa Shirley Manson che non mi aspettavo di vedere così presto: pensavo a un’entrata più teatrale.

Lo spettacolo inizia con l’energica Supervixen, il brano, che apre pure il disco d’esordio, ispirato al regista tedesco Russ Meyer: i Garbage, si sa, amano il buon cinema. Segue I think I’m Paranoid da Version 2.0. Qui il pubblico comincia a scaldarsi; ed è normale se si sfoderano subito dei pezzi da novanta e se si continua con Stupid Girl. Sono sorpresa, al punto da chiedermi che cosa faranno nei bis….

Finalmente arrivano i pezzi di Not Your Kind Of People, forse il disco meno compreso e più sottovalutato della loro discografia, ma che contiene – a mio parere – sonorità nuove e mature, come quelle di Automatic System Habit – il brano che Butch Vig (grande assente da mesi per causa di una sinusite) adora suonare dal vivo. A seguire il rap di Blood for Poppies. I Garbage ci hanno abituati alla loro versatilità, soprattutto tra generi musicali. La poesia di Stroke of luck – brano eseguito molto raramente dal vivo – mi riscalda il cuore.

A questo punto Shirley – poiché siamo in prossimità delle elezioni presidenziali – fa un cenno a Donald Trump, un tipo che osanna la bellezza e la perfezione; ma Shirley sottolinea che sono proprio i nostri difetti a renderci unici. Precisa, inoltre, che non tutti gli americani (o chi come lei vive negli States) condividono il punto di vista di Trump verso la comunità LGBT, a cui, anzi, la band è molto vicina e a cui dedica – come di consueto – Sex is not the enemy (da Bleed Like Me).

Blackout (dal sound, a mio parere molto inglese-anni Ottanta) inaugura la serie di pezzi tratti dal nuovo disco intriso di atmosfere dark e cinematografiche. Seguiranno infatti Magnetized, Night Drive Loneliness (forse il più cinematografico di tutti i loro brani), e l’eterea Even Though Our Love Is Doomed (scritta da Butch Vig).

Nel corso del live la band esegue uno dopo l’altro i suoi brani migliori, senza tralasciarne nessuno – sembra quasi un addio (e per noi lo è, visto che tra qualche mese il tour sarà terminato).

Ascoltiamo così Special, Queer (la canzone che li portò al successo mondiale), l’energica Why Do You Love Me?, Cherry Lips, Vow (il mio pezzo preferito dal vivo), le immancabili Only Happy When It Rains e Push It, che sembra scritta apposta per far cantare e scatenare a dovere il pubblico sul finire dei live (e funziona sempre…): come si fa a restare fermi con Shirley che canta: “This is the noise that keeps me awake, my head explodes and my body aches. PUSH IT! “?

Sometimes, Empty e #1Crush a celebrare il bis e a lasciarci in bocca il sapore di un’esibizione live perfetta, di cui sento già la nostalgia.

Il suono dei Garbage con Steve Marker, Duke Erikson e Buch Vig, sostituito per questa seconda leg del tour europeo, da Eric Gardner, è inimitabile. Questo suono mi ha accompagnato per tutti gli anni Novanta e buona parte del Duemila e continuerà a farlo.

Lunga vita a loro e a Shirley Manson, ape regina del gruppo, immensa e indiscutibile icona del rock. Hail to the Queen.

Setlist:

Supervixen

I think I’m paranoid

Stupid Girl

Automatic System Habit

Blood for puppies

A stroke of luck

Sex is not the enemy

Blakout

Magnetized

Special

Queer

Even though our love is doomed

Why do you love me?

Night drive loneliness

Bleed like me

Cherry Lips (go baby go!)

Vow

Only happy when it rains

Push it!

ENCORE:

Sometimes

Empty

#1 Crush

Garbage, 14 nov. 2015 – Usher Hall, Edinburgh, 20 years Queer Tour

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Un live perfetto. Non trovo le parole per descriverlo….

NYMPHOMANIAC volume 1 (di Lars Von Trier)

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locandina - nymp
Dopo un sapiente battage pubblicitario è finalmente arrivato in Italia il primo capitolo del film più atteso della stagione.
Nymphomaniac vol. 1

Il volume 1 si apre con la durezza e cupezza della musica dei Rammstein, un gruppo metal industrial tedesco, forse per prepararci alla scena sconvolgente che il protagonista, un uomo anziano che sta per uscire di casa, sta per trovarsi di fronte.

In una fredda e piovosa giornata da un vicolo buio l’uomo intravede a terra la figura una giovane donna dal volto tumefatto e sanguinante: è evidente che è stata picchiata da qualcuno.
Il nostro protagonista suggerisce di chiamare un’ambulanza, ma la donna si oppone e minaccia di scappare via…in qualche modo…
così, il nostro salvatore offre riparo alla vittima, invitandola a salire in casa sua per un te caldo, visto che ha appena comprato un dolce (che scopriremo essere un dolce ebraico).

Una volta giunta nell’accogliente appartamento dell’anziano signore, i due si presentano: lei si chiama Joe, l’anziano dice di chiamarsi Seligman, e precisa che si tratta di un nome ebraico.
Lui però non è religioso, ed è antisionista che non significa antisemita, precisa bene…(qui la memoria corre ai giorni della conferenza stampa di Melancholia a Cannes in cui il nostro regista a causa di una frase fraintesa e forse mal formulata fu espulso dal festival e dichiarato “persona non grata”)*.

Su richiesta di Seligman, anche se all’inizio è titubante perché ritiene di essere un pessimo essere umano, Joe comincia il racconto della sua vita di ninfomane scandendolo (nella prima parte) in 5 capitoli.

Da qui si dipanano una serie di flash-back sull’infanzia di Joe, in cui la vediamo prima bambina tra l’amatissimo padre e l’algida e assente madre, poi adolescente dalla sessualità turbolenta e infine ragazza alquanto annoiata e inquieta in cerca di qualcosa che le dia felicità.

Tra le scene migliori vale la pena ricordare il monologo di Uma Thurman / Mrs. H, moglie abbandonata e lacerata dal dolore che non disdegna di mostrare ai suoi tre bambini piccoli in visita al padre fedifrago e, infine, la morte del padre in ospedale, ingoiato dalle allucinazioni del delirium tremens.

Il film è intriso di simboli: le esche della pesca con la mosca, gli alberi e le foglie a forma di cuore, le lunghe passeggiate in mezzo alla natura, il Rugelach, dolce ebraico servito con la forchetta, che attira l’attenzione di Joe, perché le ricorda uno dei suoi amanti.

La storia narrata da Joe è accattivante ed incuriosisce non poco lo spettatore (almeno me), ma ad un certo punto la narrazione si arresta bruscamente e nella sala irrompe nuovamente, come nell’inizio, il duro hardcore dei Rammstein.
FORGET ABOUT LOVE… aspettiamo il volume 2 per vedere e capire cosa ha portato Joe fino a Seligman…

*Nell’ultima edizione del festival del cinema di Berlino il regista si presenterà alla prima del film con un t-shirt recante le parole “persona non grata”

Charlotte Gainsbourg e Stellan Skarsgård

Charlotte Gainsbourg e Stellan Skarsgård

UNA FRAGILE ARMONIA di Yaron Zilberman

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20140408-225347.jpgLa fragile armonia ė quella su cui ė fondato il quartetto d’archi The Fugue, protagonista del film diretto da Zilberman e interpretato da un magnifico quartetto d’attori, tra cui spiccano il compianto Philip Seymour Hoffman, quel mostro di bravura che risponde al nome di Christopher Walken e la magnifica Catherine Keener.

Tutto ha inizio quando un componente del quartetto annuncia ai colleghi di avere i sintomi del Parkinson e di voler partecipare ancora ad un concerto, prima di ritirarsi.
Da questo momento in poi, quello che sembrava un affiatatissimo ensemble di musicisti di successo, comincia ad andare lentamente in frantumi, anche dal punto di vista delle relazioni personali e qui il regista ė bravissimo a mostrare l’incedere del disastro che incombe sul gruppo.

La musica, inoltre, è sì, presente, ma mai invasiva o noiosa… Anzi, lo spettatore non vede l’ora di poter assistere ad una performance dei quattro musicisti e solo sul finale verrà – giustamente – accontentato e ne sarà finalmente appagato!

Uno film davvero godibilissimo e prezioso.

DEPECHE MODE, 18 febbraio 2014, Torino – Palaolimpico

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Depeche Mode (pic by Katia G.)

Depeche Mode (pic by Katia G.)


Ennesimo capitolo italiano in compagnia degli amatissimi Depeche Mode.
Aprono i Soft Moon.
Dave & Co in gran forma. Martin sfoggia una nuova bellissima chitarra e Fletch….balla!
Concerto intenso, bellissima set-list.
Il sesto live dei DM in devota, splendida compagnia.
They never let us down, again…
Faith & Devotion, always.

Set list:
Welcome to My World
Angel
Walking in My Shoes
Precious
Black Celebration
Should Be Higher
Policy of Truth
Slow (Acustica, cantata da Martin Gore)
But Not Tonight (Acustica, cantata da Martin Gore)
Heaven
Behind the Wheel
A Pain That I’m Used To (Jacques Lu Cont’s Remix)
A Question of Time
Enjoy the Silence
Personal Jesus

Bis:
Shake the Disease (Acustica, cantata da Martin Gore)
Halo (Goldfrapp Remix)
Just Can’t Get Enough
I Feel You
Never Let Me Down Again

GLORIA di Sebastian Lelio (Cile, 2013)

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Gloria
Paulina Garcia è la protagonista del bellissimo film cileno “GLORIA”, premiata con l’Orso d’Oro al festival di Berlino dello scorso 2013.
Gloria è una donna non più giovane che, con un divorzio decennale alle spalle, vive appieno la propria vita.
Frequenta sale da ballo per gente della sua età ed è aperta a nuovi, appassionati incontri.
Sebastian Lelio ci presenta una donna vera, che piange, ride, fa la mamma, la nonna, l’amante e che non è disposta a fare compromessi.
Un grande donna, questa Gloria.
Consigliatissimo.

DEPECHE MODE, 29 maggio 2013, London O2 Arena – Delta Machine Tour

2 commenti

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(Opening Act: TrenteMøller)

I’m taking a ride with my best friend…in London – O2 Arena.
E’ il nostro quinto appuntamento live con i Depeche Mode: They never let me down.

Assistere ad un loro live è come vivere un’esperienza mistica.
I loro pezzi ti riportano indietro nel tempo, ma è come se venissero dal futuro…
Io e i miei amici conquistiamo una postazione di tutto rispetto nel parterre a pochi metri da Martin L. Gore. È bello vedere che tra il pubblico delle prime file si indossa quasi tutti una t-shirt di un concerto passato dei DM: è questa la vera fede e devozione…

Dave Gahn, che ogni tanto si avvicina anche al nostro lato, regalandoci attimi di pura estasi, è un frontman che non si risparmia: solo le ballate di Martin Gore riescono a placare un po’ la furia che riesce a smuovere Mr. Gahan.
Fletch, il più sobrio del gruppo, è un punto fermo….(anche nel senso che si muove appena) . Ma Flech è Fletch…
Due ore e un quarto di concerto. Due ore e un quarto di gioia per occhi e orecchie.

Il momento più bello per me: Barrel of gun, Behind the wheel, Enjoy the silence, Personal Jesus…ed i cori del pubblico su Home.
Pubblico composto e di varie età. Lo staff che a più riprese ci porge (letteralmente) dei bicchieri d’acqua per dissetarci.
Gran concerto, ottima compagnia.
But…words are meaningless, and forgettable…

Track list:
intro
welcome to my world
angel
in your room
precious
behind the wheel
should be higer
barrel of a gun
only when I lose myself
when the body speaks
heaven
soothe my soul
john the revelatory
soft touch / raw nerve
secret
enjoy the silence
personal jesus
goodbye
encore:
home
halo
just can’t get enough
I feel you
never let me down

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