Film bellissimo a partire dall’idea di far vestire e truccare Sean Penn come un Robert Smith dimagrito, la cui lentezza dei gesti ed il modo di parlare ricordano un poco Ozzy Osbourne, ma solo fin qui, perchè a vederlo ridotto così Sean Penn sembrerebbe un eterno adolscente che ha paura di tutto, soprattutto di invecchiare, invece dalla sua bocca escono frasi di una bellezza e verità struggenti.
Il personaggio della moglie, interpretato da Frances McDormand, è sublime! Le apparizioni di David Byrne e di Harry Dean Stanton (Paris Texas) sono dei gioellini…qui mi ricorda tanto Wenders…un regista italiano che ricorda Wenders non è poi così scontato…

Il film è un road movie che tocca i temi della musica, dell’amore, della morte, dell’Olocausto, della solitudine, della noia, della perdita, della maturità, della vecchiaia e del rapporto figli/genitori.
Sorrentino riesce a scrivere dialoghi sorprendenti, come un Quentin Tarantino un po’ più raffinato e gentile.

Scene memorabili (almeno per me):
– la scena del discorso di alcune donne sulla permanenza del rossetto, troncato da una lapidaria affermazione del protagonista, che ne sa molto più di loro…
– l’incontro con il tatuatore
– la partita di pin pong
– tutte le musiche…

Un film italiano, girato in inglese, con un respiro internazionale: infatti non sembra affatto un film italiano (come tutti i film di Sorrentino d’altra parte… per me questo film potrebbe averlo girato Wenders e sceneggiato il miglior Tarantino…)