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MARINAI, PROFETI E BALENE TOUR
Alle ore 21 del 16 maggio a Torino si vociferano i primi attesi risultati delle elezioni comunali.

Ma in città, al Teatro Regio, un altro grande evento è attteso: sta arrivando la nave di Capitan Vinicio Capossela, carica di storie di marinai, profeti e balene.

Per l’occasione il palco del Regio viene trasformato nello scheletro di ciò che resta del ventre di una balena e, pian piano, il Capitano ci porta con sé, negli abissi a scovare polpi d’amor, sirenette, pirati condannati a morte con l’impiccagione.
Nel viaggio di Vinicio, neo Ulisse, incontriamo anche il Ciclope-cannibale Vinocolo, il canto delle sirene, l’Antartico e la sinistra bianchezza della balena.
La Bibbia, Ceronetti, Melville, Cèline, cori gotici e fuochi fatui per tre ore di spettacolo, con due bis in cui il nostro ripesca l’ormai classica “Che Coss’è l’Amor” sulla base di “E la Barca Tornò Sola” di Renato Carosone, e poi: “Scivola Vai Via”, “Il Ballo di San Vito” e “Dalla Parte di Spessotto”.

Due i momenti che mi resteranno impressi nella mente:
– Il primo: il regalo de “La Nave Sta Arrivando”, rilettura in italiano di “When the Ship Comes In” di Bob Dylan, in cui la nave rappresenta la rivoluzione, la rivolta del popolo;
– il secondo: quando Vinicio -come spesso succede- smette le vesti (e i cappelli) da mattatore per diventare il “cantante confidenziale” che chiacchiera col pubblico, raccontando qualche storia, come quella che introduce il brano “Con una Rosa” in cui il nostro riferisce di una telefonata a tarda notte avuta tempo fa con Renato Striglia, che gli raccontò della promessa che si scambiò anni addietro con il cantante latino americano Willie De Ville, grande appassionato di rose. Ebbene, Deville, durante una bevuta a fine concerto con l’amico Striglia riuscì a promettere che gli avrebbe portato una rosa argentata sulla tomba, se fosse morto prima lui e, così avrebbe fatto lui se la morte avesse toccato prima il caro Striglia: chissà se De Ville sapeva che sarebbe dovuto venire fino a Torino per mantenere la promessa fatta e chissà se Deville conosce una città chiamata Torino, perché se non viene a Torino, vuole dire che le cose a lui sono andate peggio…

L’ultima immagine: è mezzanotte passata e dopo le parole struggenti de “La Lancia del Pelide”, Vinicio si tappa le orecchie con le mani per non sentire il richiamo delle sirene, il richiamo della platea che lo acclama per un terzo, ormai impossibile bis.

da wwww.cantine.org