Scritto e interpretato da Giulio Casale. Regia Gabriele Vacis. Direzione musicale e musiche di scena di Lorenzo Corti

La canzone di Nanda – lo spettacolo di “teatro-canzone” scritto e interpretato da Giulio Casale – arriva finalmente a Torino, al Teatro Erba.
Nanda è Fernanda Pivano, dai cui diari 1917-1973, Casale ha tratto lo spettacolo, non postumo, ma scritto grazie alle fertili conversazioni avute con questa grandissima intellettuale.

La forma del teatro-canzone (quella di Gaber, che Casale conosce molto bene) consente al pubblico di poter rivivere un pezzo di storia letteraria, artistica e musicale del secolo scorso, partendo dall’America, sconvolta dalla Beat Generation, seguendo i ricordi di Nanda, lei che aveva conosciuto le personalità più eccellenti conosciuto le personalità più eccellenti dell’intero ‘900 e che con la sua grande opera di traduzione e divulgazione ha potuto far conoscere all’Italia la grande arte letteraria e musicale dell’America.

Stasera il testimone del divulgatore passa a Giulio Casale, che con i suoi monologhi, le cover e le composizioni musicali proprie, riesce a farci comprendere come il ‘900 americano abbia influenzato tutta la cultura e la società europea e, in particolare, italiana. Una contaminazione continua, da Bob Dylan a Jaques Brel, Fabrizio De Andrè, Luigi Tenco. Da Allen Ginsberg ai Nomadi: Casale declama l’Urlo e intanto canta Dio è morto….per intenderci…

Lo spettacolo inizia sulle note di The Times They Are-a-changin’ di Bob Dylan, e Giulio Casale esordisce con queste parole: “Nanda dice: America, metà anni ’50, lì e in quel momento nascono i giovani: prima non c’erano…veramente. o se c’erano nessuno se li filava. prima c’erano solo gli anziani, i saggi: solo i vecchi avevano voce in capitolo”.

Eccoli questi giovani o quasi, che hanno inciso con la loro opera sulla società del ‘900: Hemingway e Pavese i due grandi maestri di Nanda. Arthur Miller e, secondo Nanda, i quattro veri Beat: Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Gregory Corso e William Burroughs.
Poi arrivano Bret Easton Ellis di American Psyco ed Erica Jong.
Giulio ci racconta di loro, secondo quel che dice Nanda, naturalmente.

Tra un monologo e le cover di Bob Dylan, Jacques Brel, De Andrè, Tenco, ci sono composizioni inedite di Casale (Mentre la città si disfa – Io e Layla – La Fettina di M.) che, soprattutto l’ultima, un poco ricordano la scrittura di Gaber.

Il pezzo più intenso dello spettacolo a mio parere è l’intermezzo GRACE UNDER PRESSURE, Grazia Sotto Pressione, in cui Casale ricorda, come li chiama lui, gli “angeli dalla pelle troppo sottile”, quei martiri che ci hanno lasciato troppo presto, chi per propria mano (Bum!) chi per pura fatalità…
Hemingway e Pavese, i due grandi maestri di Nanda. “Erano Grace Under Pressure anche Jack Kerouac, James Dean e Marilyn….tutta l’Action Painting, da Jackson Pollock a Keith Haring, a Jean Michel Basquiat….E Brian Jones, fondatore degli Stones, annegato in piscina, mentre Syd Barrett, fondatore dei Pink Floyd è già completamente pazzo. Erano Grazia Sotto Pressione anche Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morison, morti tutti a 27 anni , e Nick Drake che ne aveva solo 26…, e Ian Curtis, mente poetica ed epilettica dei Joy Division e John Lennon, Tim Buckley e, vent’anni dopo, suo figlio, Jeff Buckley. E Kurt Cobain, e recentemente lo scrittore David Foster Wallace….. e Luigi Tenco”. De Andrè scrisse per Tenco Preghiera in Gennaio e Casale la dedica stasera a tutti quegli angeli dalla pelle troppo sottile, quelli famosi ma anche quelli sconosciuti che sono molti di più, a tutti i martiri della Grace Under Pressure.

Lo spettacolo termina con La Fettina di M…molto attuale, molto gaberiana.
A giudicare dagli applausi, il pubblico sembra aver gradito moto lo spettacolo di stasera.
Un solo bis, purtroppo…la magia della serata si conclude con Hanabel, un pezzo degi Estra, la vecchia band di Casale che dal rock passò al teatro-canzone e chissà quante altre sorprese ci riserverà.
E’importante dire che non si tratta di un omaggio postumo, ma di uno spettacolo preparato anche insieme a Nanda Pivano, quando ancora era viva. Casale condivideva con la grande divulgatrice l’amore per De Andrè, per i poeti e scrittori Beat e ha potuto discorrere a lungo con lei.

da wwww.cantine.org

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