Il concerto annunciato per le 21, non comincerà prima di due ore più tardi.
Intanto, nei pressi del palco si intravede Roberto Freak Antoni rilasciare autografi e foto ai fans di lunga data.
Quando mancano ormai pochi minuti alle 23, dal padiglione allestito per il live del mitico gruppo bolognese che scrive tutto con la kappa, si odono alcuni dissakranti sketch pubblicitari che fanno presagire che da lì a poco appariranno sul palco i protagonisti di una serata che sarà contrassegnata dal nonsense e dal rock demenziale.
Lo stesso Roberto Freak Antoni, carismatico leader del gruppo, si definirà, nel corso del concerto “il poeta wate(rrr) del demenziale”.
Il pubblico, non numerosissimo ed inizialmente un po’ distratto, si riprende dal torpore in cui sembrava volersi cullare e si dirige composto verso il palco, magneticamente attratto dai singolari “consigli per gli acquisti” che si odono provenire dalle casse.
Compattata ad arte la folla, dopo pochi minuti, gli Skiantos fanno il loro ingresso “on stage”.
Roberto Freak Antoni avanza con in mano un busta della spesa di un noto supermarket milanese e la colloca sul palco al suo fianco: nel corso del concerto, e nonostante il caldo un po’ afoso, prelevandole dal magico sacchetto, si infilerà una sopra l’altra le magliette recanti gli stralunati aforismi che hanno contribuito al successo del gruppo: è così che tra un “bevo solo quando guido” ed “ex bambino prodigio” il Nostro intonerà le canzoni ormai entrate a far parte del repertorio storico del gruppo, per gran parte contenute nella raccolta antologica uscita nel 2002 dal titolo “La Krema”.
Il concerto inizia con “Sono Buono”, dall’album Kinotto, di recente ristampa.
Dopo qualche battuta su Vasco si prosegue con “Non dirlo nemmeno per skerzo” e a seguire “Gelati” e poi l’esilarante “Skakkolarmi” suggellata dallo slogan “meno coccole, più kakkole”.
Nella prima parte del live, la band sembra in grande forma: Freak Antoni è spesso incalzato dal fido chitarrista Fabio Testoni aka Dandy Bestia, compagno di lunga data, al quale rivolge un “Vienimi dietro” non nel senso letterale del termine…”.
Dopo alcuni pezzi “minori” finalmente arriva “Eptadone”, la mitica canzone inclusa nella colonna sonora di “Paz!”, il film sullo scomparso fumettista Andrea Pazienza: ogni volta che la sento, rivedo Fiabeschi che canta con trasporto il pezzo alla guida della sua automobile.
Dopodiché è la volta di “Karabignere Blues”, un altro dei pezzi migliori insieme a “Mi piaccion le sbarbine” e “io sono uno skianto”.
Il pubblico notoriamente maltrattato dal Nostro, dopo aver incassato (sull’onda di “Italiano terrone che amo”) un: “Siete un pubblico veramente superfluo”, si sbellica di risate anche quando il gruppo si congeda con un cartello con sopra scritto “Fate cagare”.
Richiamato sul palco per il bis, il gruppo – un po’ affaticato – esegue un solo brano: con “Sono un ribelle mamma”; si conclude il live, con la band che volta le spalle al pubblico lasciando “parlare le t-shirt su cui si legge il classico “Siete un pubblico di merda” con cui sono soliti chiudere il concerto.
L’impressione finale, soprattutto nella seconda parte del concerto, è di un certo “affaticamento” generale del gruppo, ma a chi ha inventato il rock demenziale possiamo perdonare anche questo.

da wwww.cantine.org