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In genere l’’Hiroshima Mon Amour non è solito ospitare artisti che ruotano intorno alla scena jazz.
E infatti si nota il tentativo di renderla più accogliente, dal momento che davanti al palco vengono posizionati una serie di tavolini e sedie, quasi a voler creare quell’atmosfera da club che si respira in certi localini jazz dei dintorni.
D’altra parte proprio la sera precedente Amalia Gré si esibiva al Blue Note di Milano, facendo il tutto esaurito.
Torino quindi non può prescindere dalle atmosfere jazz della sera prima e deve in qualche modo darsi da fare per essere all’altezza della location milanese.

Alle 22,45 il concerto sta per iniziare, ma nessuna traccia di Amalia Gré sul palco.
I musicisti che l’accompagnano nel corso di quella che si prospetta una piacevolissima serata, fanno il loro ingresso sul palco uno ad uno, a partire dal bravo batterista di colore: seguiranno poi le note ed i volti degli altri musicisti: il bassista, il chitarrista, il trombettista, ed infine il talentuoso tastierista italo americano, vestito da rapper.
Finalmente dietro al magnifico tappeto sonoro intessuto dal suo quintetto entra, tutta di nero vestita, in pantaloni e t-shirt, con un nastro rosso al polso, Amalia Gré.
L’apertura del concerto è affidata ad “I Only Have Eyes for You” uno standard della musica jazz, in un’interpretazione davvero insolita: è la prima delle numerose cover che seguiranno; d’altra parte la Nostra ha al suo attivo un solo cd, quindi è praticamente obbligata ad attingere dal repertorio altrui.
La performance prosegue in lingua in inglese con “Your Lips” contenuta nel suo cd. A seguire “Estate” di Bruno Martino, anche questa ormai divenuta uno standard del jazz italiano.
Successivamente, è la volta della godibile “Orchiedee”, di “Cuore Pallido” seguite dalla seconda cover contenuta nel suo cd, presa in prestito, questa volta, a Diana Ross: si tratta di “Do You Know Where You’re Going To?”.
In successione, “Indaco” e – altra cover – “Moon River” abbozzata qualche sera prima nello show di Fiorello…

Il pubblico inizialmente un po’ tiepido inizia a scaldarsi e la sala si riempie di applausi.
È la volta di “Io Cammino di Notte da Sola” ed è bellissimo qui vedere il pubblico in religioso silenzio, rapito dall’intensità dell’esecuzione del brano. È doveroso notare che il livello di concentrazione dell’artista è massimo: Amalia parla poco, sorride ancora meno, ma il pubblico è rapito ugualmente.
Il concerto prosegue con i brani del disco – “Profondo” (dedicato a Barbara), “Na Suppa de Stella” – intramezzati da brani, ahimé, sconosciuti a chi scrive, forse si tratta di esecuzioni che al Blue Note di New York erano di casa o che sicuramente i critici della scena jazz conosceranno a menadito……peccato non poter almeno riferirne il titolo…sarà per la prossima volta…
Il concerto sta per volgere al termine e Amalia, dopo aver presentato uno ad uno i suoi magnifici musicisti, come nel disco, affida la chiusura all’intensa “I Need A Crown” passando con disinvoltura dal microfono al bongo cedutole dal batterista… A questo punto Amalia è sola, e sul palco si odono solo la sua voce e i lenti colpi con cui lei stessa percuote il bongo…si respira davvero un’atmosfera da brivido…
Poco dopo, composta e silenziosa, si congeda dal pubblico, che naturalmente dopo tanta grazia, non si accontenta e la reclama a suon di applausi nuovamente sul palco.
Amalia, commossa, rientra ed esegue altri due brani, interpretando, con un filo di voce (ma che voce!) la bellissima “Benvenuto Raggio di Sole”: nonostante le frequentazioni newyorkesi, la Nostra non dimentica le sue origini e fa un omaggio a De Gregori.
A questo punto è chiaro che il concerto è concluso e il pubblico estasiato, ma appagato, si allontana.
Una performance davvero notevole. Arrivederci Amalia! Benvenuto raggio di sole!

da wwww.cantine.org