Ore 20,15 si aprono le porte del Palais Saint Vincent; il pubblico, composto, entra ed occupa i posti a sedere. Strana questa città: a Torino ci saremmo già scannati per i posti!
Pian piano la sala si riempie e tutti attendono Patti.
Quello di stasera è un palco unplugged: niente chitarre elettriche, niente batteria, quindi niente Lenny Kaye e Jay Dee Daugherty.
Stasera c’è solo la Sua voce (e che voce!) e la chitarra acustica del giovane Oliver Ray.
Alle 21,15 si spengono le luci in sala e, dopo qualche minuto Patti Smith, seguita da Oliver Ray, appare sorridente sul palco.
Saluta il pubblico, inforca gli occhiali e attacca con il poema “Notes to the Future” – adoro il finale in cui dice: “to love without conditions, to be Saint, in any form”.
La musica comincia a diffondersi con le note di “Beneath the Southern Cross” da “Gone Again”, a due chitarre. Segue “Kimberly” (da “Horses”) scritta, come lei stessa ricorderà, per la sorella minore. Con “1959” rievoca la tragica causa dei monaci tibetani e del Dalai Lama.
A seguire: Birdland, i suoi “tre accordi di chitarra fusi con la forza della parola“, da brivido! (personalmente, il pezzo che più mi ha toccato). Il pubblico ascolta estasiato.
Ed ecco “Frederick”, Redondo Beach, in cui Patti ad un certo punto, inciampa nelle parole. Si ferma, riprende da capo, e scherzando dice: “stavamo solo facendo pratica, adesso arriva la canzone“.
È la volta di “Hello to Pope”: dedicata a Papa Giovani I (Papa Luciani): he touches my heart, dirà, dopo aver spiegato, con un discorso molto articolato sulla Chiesa e sull’attuale Pontefice, che Giovanni Paolo I, se fosse vissuto, avrebbe sicuramente cambiato molte cose in Vaticano.
A questo punto partono i primi, delicati accordi della bellissima “Wing”:estasi pura.
A Gerry Garcia, scomparso leader dei Greateful Dead, è dedicato il pezzo seguente: “Grateful”.
Il passato è rievocato da We Three, dalla rabbia di Babelogue e da Dancing Barefoot e Pissing in the River. A questo punto Patti ringrazia il pubblico per due cose:
1. la volontà di essere al concerto questa sera;
2. la volontà di scendere per strada a protestare contro la guerra e contro l’amministrazione Bush.
Perché, dirà: People Have The Power.. don’t forget it!!!
Il pubblico è in delirio. Applausi a non finire!
Ufficialmente il concerto è terminato. Dopo pochi minuti, reclamata dal pubblico, Patti riappare per il bis, che affida alle immancabili “Because The Night” e “Gloria”. Ormai il pubblico è tutto in piedi, canta con lei, balla, batte le mani, la gente si avvicina al palco per stringerle la mano, lei ricambia con calore e, sorridente, dichiara terminato il concerto mostrando una corda della chitarra spezzata: “porta bene”, dice, ma non è più possibile continuare.
La sua voce: è sempre quella di una volta, ora dolce, ora aggressiva. Nel corso del concerto Patti ha pregato, ha sussurrato, ha conversato, ha inveito coi pugni in aria, ha sputato. She, is benediction. She, is Revolution! Bye Bye Patti. Thank You So Much!

Scaletta:
Notes to the future
Beneath the southern cross
Kimberly
1959
Birdland
Frederick
Redondo Beach
Hello to Pope
Wing
Brano nuovo
Grateful
We three
Babelogue
Dancing Barefoot
Pissing in the river
People have the power
Because the night
Gloria

da wwww.cantine.org